GAETANO CRESSERI (1870 – 1933) La grande decorazione nell’officina di un artista

GAETANO CRESSERI (1870 – 1933)

La grande decorazione nell’officina di un artista

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L’AAB, con un’ interessante mostra nell’ ambito de “La memoria figurativa” dedicata a importanti artisti dell’arte bresciana tra Ottocento e Novecento, presenta

Gaetano Cresseri, tenace decoratore che ha lasciato studi, disegni, bozzetti e fotografie che documentano il suo ruolo artistico importante nella città.

Cresseri, prolifico di opere, ideò, inoltre, grandi tele ad olio e grandi affreschi a sfondo simbolico.

Protagonista della vita culturale del suo tempo a Brescia,

Cresseri, aveva frequentato artisti e mecenati dell'”Arte in famiglia”, sodalizio fondato a Brescia nel 1876, quali

C. Manziana, F. Rovetta, G. Fornasini, T. Lechi. G. Bertolotti, che furono determinanti nella sua prima formazione artistica.

In seguito, le sue solide tecniche artistiche si arricchirono si poesia tra il preraffaellismo, il simbolismo e il liberty con riflessi dei classici pittori veneti e bresciani.

Nel 1907 il C. venne nominato, come riconoscimento della sua operosità, socio dell’Ateneo di scienze, lettere ed arti di Brescia. Nel 1909 partecipò alla Esposizione internazionale di belle arti di Roma.

Instancabile, eseguì “impressioni” di paesaggio e ritratti a pastello su cartone, in cui fu maestro, nature morte, dipinti sacri e decorazioni. Tra le opere più significative ci sono gli affreschi di S. Maria in Calchera, di S. Maria delle Consolazioni, dei SS. Cosma e Damiano, di S. Francesco di Paola e di S. Giovanni Evangelista in S. Agata.

Lavorò molto anche in provincia: per le parrocchiali di Verolanuova, Collio, Fiumicello, Urago, Pavone Mella, Seniga, Pisogne, Collebeato, Nigoline, Torbiato, Ome, Bagnolo Mella, Nave , Botticino Sera, e, tra altri, Lonato.

Collaborò, inoltre, con l’architetto Dabbeni e con Antonio Tagliaferri, armonizzando le sue creazioni pittoriche con l’architettura.

Affrescò così a Brescia: il palazzo del Credito agrario bresciano, costruito su disegni del Tagliaferri, e, in collaborazione con A. Castelli, il palazzo della Loggia: La forza delle armi, Brescia armata, La vittoria romana, Putti nello scalone, e poi palazzo Togni; La poesia, Le gioie della vita.

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Nelle case delle famiglie Ambrosi e Pisa affrescò in stile liberty: I quattro elementi della natura, e inoltre lavorò nelle ville Zanella a Brescia, Beretta a Gardone Val Trompia, nel salone del palazzo della Camera di commercio a Rovereto e con due grandiosi affreschi monocromi: la Tragedia e la Commedia nello scalone del teatro Grande in Brescia nel 1914.

A Genova affrescò la cattedrale su disegni di Ludovico Pogliaghi, a Treviglio, il santuario della Beata Vergine delle Lacrime con il Miracolo, l’Assunzione, gli Evangelisti, la Natività, la Crocifissione, i Profeti e, inoltre una cappella nel santuario di Caravaggio. Un’intensa attività, dunque, quela di Cresseri condivisa con tanti giovani artisti che lo seguirono nei suoi più impegnativi lavori di maestro.

Nel 1933, alla morte, l’Artista lasciò in eredità una casa e parte del suo patrimonio all’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti per l’ istituzione di una borsa di studio per giovani artisti bisognosi.

L’esposizione, curata da Luigi Capretti, Alessandra Corna Pellegrini e Francesco De Leonardis, è un impegno dell’AAB, resa possibile con la collaborazione della Fondazione Brescia Musei, dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti, della Fondazione Teatro Grande, nonché di numerosi collezionisti privati che hanno prestato le loro opere.

Il ricco catalogo, con saggi approfonditi sulla produzione dell’Artista, si avvale della professionale redazione di Giuseppina Ragusini e Vasco Frati.

La mostra, in conclusione, presenta un Gaetano Cresseri come artista di valore complesso per la varietà dei soggetti e per la ricchezza e varietà cromatica. La sua «poetica» va dal Naturalismo di Mosè Bianchi, Carcano, Pompeo Mariani agli elementi della Macchia toscana e agli echi della Scuola romana, nonché alle componenti simboliste e liberty, con echi influenti dei grandi del passato, come il fascino del Tiepolo delle due tele di Verolanuova.

Occasione da non perdere.

Anna Maria Di Paolo

GAETANO CRESSERI (1870 – 1933). La grande decorazione nell’officina di un artista”, AAB, Vicolo delle Stelle, fino al 4 gennaio 2017.

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BOLOGNA. 41esima ARTE FIERA. ARTE È NATURA: NUOVA VESTE GRAFICA

BOLOGNA. 41esima ARTE FIERA

ARTE È NATURA: NUOVA VESTE GRAFICA

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Angela Vettese, nuovo Direttore Artistico di Arte Fiera 2017, ha delineato la sua edizione facendo perno sulla complessità delle natura e sulla capacità umana di circoscriverla e ripensarla con un nuovo progetto grafico di Andrea Lancellotti dello Studio Lancellotti, Milano.

LE SEZIONI

Due i grandi padiglioni del Quartiere fieristico che prevedono una MAIN SECTION e una serie di SOLO SHOW, con 133 gallerie, a cui si aggiungono quelle dei settori curatoriali che coinvolgeranno nel Comitato Laura Trisorio, Studio Trisorio, Napoli; Marco Niccoli, Galleria Niccoli, Parma; Massimo Di Carlo, Galleria dello Scudo, Verona, Alessandra Bonomo, Galleria Alessandra Bonomo, Roma. 

A ulteriore garanzia della qualità delle proposte, sono state coinvolte figure estranee al mercato dell’arte: il curatore Roberto Pinto (Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Università di Bologna) e la storica dell’arte Maria Grazia Messina (Docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Università di Firenze).

Una piccola sezione, a cura di Simone Frangi, propone in NUEVA VISTA galleristi e artisti meritevoli di varia provenienza generazionale e geografiche .

Logo_AF2017Sarà presentata una sezione di FOTOGRAFIA, curata da Angela Vettese che ha ridotto il numero di partecipanti rispetto al passato.

 Nuovo anche il Bookshop “Printville” curato da A+Mbookstore: libri rari, da consultare, e remainder provenienti dalla libreria König di Colonia accanto a una scelta più consueta di libri e cataloghi d’arte.

L’area TALK ospiterà un ricco programma di incontri su interessanti proposte editoriali del Bookshop.

Al mondo indipendente della fotografia e dell’arte si guarderà per trovare uno spazio di condivisione.

 Così Arte Fiera ha scelto quattro momenti:

Mostra GENDA – THE BODY AS PACKAGING, www.gendamagazine.com.

PRINTVILLE, bookshop con tirature di stampa che raggiungono al massimo i 500 esemplari.

AGENDA INDEPENDENTS che coinvolge gallerie che hanno la fotografia tra i loro principali punti di interesse.

TALKS sulle istituzioni e sul mercato con autori, curatori, editori, galleristi e collezionisti.

I PREMI

Confermati anche quest’anno i Premi di Arte Fiera.

ll Premio Euromobil under 30 riservato agli artisti presentati dalle gallerie della Fiera che sarà assegnato sabato 28 gennaio.

Un secondo riconoscimento verrà attribuito, direttamente dal pubblico, Premio Speciale del Pubblico, all’opera che avrà ottenuto il maggior numero di voti dai visitatori di Arte Fiera sommati ai voti che chiunque potrà esprimere, visionando le immagini delle opere in concorso pubblicate sul sito www.gruppoeuromobil.com <http://www.gruppoeuromobil.com> .

Il Premio della Fondazione Videoinsight®, che coinvolge mente e affettività nella visione di opere d’arte contemporanea, sarà assegnato da Rebecca Russo – Presidente della Fondazione, collezionista mecenate e ideatrice del Metodo stesso – e andrà all’opera esposta che più promuove negli spettatori la Cura di Sè e la vita come ricerca, secondo il pensiero di Michel Foucault. 

Premio Rotary Valle del Samoggia, un riconoscimento e una somma in denaro, che verranno consegnati alla galleria vincitrice.

ART CITY Bologna, da venerdì 27 a domenica 29 gennaio 2017, offrirà il programma di mostre, eventi e iniziative culturali in collaborazione tra Comune di Bologna e BolognaFiere intitolata Polis, coordinata dalla Istituzione Bologna Musei. Ne faranno parte mostre ed eventi incentrati sui temi della convivenza, della nuova identità delle città italiane, della necessità di concepire, anche attraverso l’arte, una nuova sensibilità civica.

Logo_AF2017Tra le iniziative in programma ricordiamo:

in Fiera l’esposizione fotografica Genda, in collaborazione con il master in fotografia dell’università IUAV di Venezia; presso il Museo Civico Archeologico, la mostra di film che rivisita l’identità nazionale ” Viva l’Italia” a cura di Mark Nash, tra i cui film come Viva L’Italia di Roberto Rossellini (1961), e altri di Bertolucci, Pasolini;

in Fiera e in città la serie di Lectures d’artista, a cura di Chiara Vecchiarelli, articolate in performance in diversi spazi espositivi della città di Bologna animando il tessuto urbano e culturale, e in performance legate alla storia dell’arte che articoleranno, all’interno della Fiera, il rapporto tra il contemporaneo e il moderno;

e infine la rassegna di video documentari Corpo Sensibile di giovani artisti italiani, a cura di Marco Bertozzi, 

rassegna di giovani artisti italiani: un focus sulle forme al confine fra video arte e cinema documentario nella relazione tra tracce d’archivio, poemi di luce, lembi visuali alle soglie dell’esperienza estetica.

Numerose le altre iniziative.

Sarà confermata la linea del trasporto pubblico locale ART CITY Bus, la guida tascabile ART CITY Map con le informazioni utili sugli eventi in programma.

 Logo_AF2017Sabato 28 gennaio torna l’Art City White Night, la Notte bianca dell’Arte con centinaia di iniziative con programma completo sui siti web www.bolognagendacultura.it e www.artefiera.it

A.M.D.P.

 BOLOGNA. 41esima ARTE FIERA, 27 – 30 gennaio 2017. INFO E PRENOTAZIONI

tel. +39 051 282111

 DIGITAL KIT ARTEFIERA 2017

Website: www.artefiera.it

Facebook.com  /artefiera

Twitter.com  /artefiera

Instagram /artefiera_bologna

YouTube /http://bit.ly/11qM4ni

hashtag ufficiale di manifestazione: #artefiera

 

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UFFIZI, FIRENZE nuovo allestimento delle opere del Pollaiolo, Botticelli e Hugo van der Goes

UFFIZI, FIRENZE

nuovo allestimento delle opere del 

  Pollaiolo, Botticelli e Hugo van der Goes 

 

 Nascita-di-Venere-Venere-di-Botticelli

Nascita-di-Venere-Venere-di-Botticelli

 

Botticelli e il primo Rinascimento vengono di

nuovo inseriti nel percorso museale.

Al termine dei lavori di rinnovamento eseguiti nell’ambito del

progetto Nuovi Uffizi, infatti, riaprono le sale contraddistinte

dalla numerazione 9-15, dedicate a Pollaiolo, Hugo van der

Goes e Botticelli – l’artista più conosciuto e più amato.

 

trittico Portinari parte centrale

trittico Portinari, parte centrale

 

Grazie ad una nuova articolazione degli spazi e un diverso ordinamento delle opere, il percorso  risulta più godibile e chiaro. 

Il riallestimento delle sale è stato possibile anche grazie a una 

cospicua erogazione liberale offerta dalla Fondazione Friends

of Florence che ha contribuito così al nuovo ordinamento

delle Sale, ambienti più spaziosi in cui i dipinti preziosi

saranno esposti stabilmente.

Strabismo_di_Venere_-_BotticelliLa Fondazione Friends of

Florence ha anche sostenuto

restauri delle statue di

marmo sotto la Loggia dei

Lanzi nel 2002, della Sala

della Niobe nel 2006, della

Tribuna nel 2012 e

di tanti progetti finanziati durante gli ultimi anni. Sono

state adottate le tecnologie più avanzate per la conservazione

di questi capolavori e sono da incoraggiare altri benefattori

sensibili e generosi per il nostro immenso e preziosissimo

patrimonio d’arte.

 

Interverranno Dario Nardella, Sindaco di Firenze, Andrea Pessina, Direttore Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente della Fondazione non profit Friends of Florence.

 

A.M. D. P.

 

GALLERIE DEGLI UFFIZI Piazzale degli Uffizi, 6 –  Firenze 

 

Gallerie degli Uffizi:  ga-uff.segreteria@beniculturali.it 

 

Friends of Florence: elisaboniniitaly@friendsofflorence.org;

 

estero: renee@friendsofflorence.org

 

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Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco a Palazzo Reale a Milano

Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco

a Palazzo Reale a Milano

La scoperta di Erittonio fanciullo

La scoperta di Erittonio fanciullo

Pietro Paolo Rubens (Siegen 1577 – Anversa 1640), notevole pittore barocco di grande successo, il cui laboratorio produsse un eccezionale numero di opere, è stato anche un abile diplomatico nella politica europea del Seicento, chiamato a negoziare in Francia e in Inghilterra per conto di Isabella di Spagna come il rappresentante dei Paesi Bassi spagnoli.
Nato in Germania, Rubens, si trasferì a dieci anni ad Anversa e vi studiò arte. Completata la sua formazione, venne in Italia dal 1600 al 1608 per studiare di persona le opere classiche e il Rinascimento che conosceva da copie. Qui ricerca e trova l’armonia della sua arte sintetizzando la varietà delle fonti italiane, ammirato anche della gestualità e teatralità del chiaroscuro caravaggesco.

Nel 1608 tornò ad Anversa dove giunse la sua fama per cui nel 1609, a 33, fu nominato pittore di Corte dei Paesi Bassi.

 

Ritratto della figlia Clara Serena

Ritratto della figlia Clara Serena


Avendo moltissime committenze creò un grande studio circolare, sullo stile del Pantheon, per accogliere allievi e collaboratori che potessero aiutarlo. Basti pensare che dalla Spagna, dove viaggiò e lavorò per otto anni, ricevette nel 1630 la committenza di 80 dipinti dal re Filippo IV.
Ora, opere di Pietro Paolo Rubens (Siegen 1577 – Anversa 1640) saranno esposte a Palazzo Reale di Milano. Sono quaranta i suoi capolavori tra cui ‘La scoperta di Erittonio fanciullo’, ‘Ritratto della figlia Clara Serena’, ‘Saturno che divora uno dei suoi figli’, ‘Seneca morente’, ‘San Gregorio con santa Domitilla, san Mauro e san Papiano’ e, tra altri, l’Adorazione dei Pastori’ del Museo Civico di Fermo, esposta lo scorso dicembre con grande successo a Palazzo Marino.

Saturno che divora uno dei suoi figli

Saturno che divora uno dei suoi figli

Le opere provengono dai piu’ importanti musei internazionali – come il Prado, l’Ermitage, la Gemaldegalerie e la Galleria del Principe del Liechtenstein, la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma, i Musei Capitolini, la Galleria Borghese, gli Uffizi e la Galleria Palatina, il Palazzo Ducale di Mantova, la Galleria di Palazzo Spinola di Genova e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli – e da esse emerge, dunque, la relazione importante che legò Rubens all’arte italiana del Seicento e il contributo che a sua volta egli diede alla nascita del Barocco.

 

San Gregorio e Santi

San Gregorio e Santi

Le altre 25 opere esposte sono di alcuni altri protagonisti del ‘500 e dei primi decenni del ‘600, che ugualmente spiegano l’ influenza reciproca tra la sua pittura e quella sviluppata in Italia in quel periodo.

I legami di Rubens con Venezia – dove studiò Tiziano, Veronese eTintoretto -, con Genova e Mantova – dove divenne pittore di corte, conservando la carica fino alla fine del suo soggiorno italiano – e poi con Roma dei Carracci, Caravaggio e Federico Barocci delineano il suo iter artistico attraverso la cultura italiana. Dal suo canto, Rubens influenzò gli artisti italiani piu’ giovani, protagonisti del Barocco, come Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco e Luca Giordano.

 

Rubens. Autoritratto

Rubens. Autoritratto

La rassegna, a cura di Anna Lo Bianco, coadiuvata da un comitato scientifico prestigioso composto da Eloisa Dodero, David Jaffe’, Johann Kraeftner, Cecilia Paolini e Alejandro Vergara, e’ stata realizzata con la collaborazione tra il Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e Civita.

 

L’allestimento è dall’architetto Corrado Anselmi.

Un prestigioso catalogo sarà pubblicato da Marsilio Editori.

 Anna Maria Di Paolo

Milano, Palazzo Reale, 26 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017

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I NABIS, GAUGUIN E LA PITTURA ITALIANA D’AVANGUARDIA A ROVIGO

 

I NABIS, GAUGUIN E LA PITTURA ITALIANA D’AVANGUARDIA A ROVIGO

I Nabis sono stati un gruppo coerente di ” profeti” i quali rinnovarono la pittura abbondonando l’idea dell’imitazione tradizionale della natura per farsi ispirare dalle emozioni e dalla memoria dei luoghi in cui scelsero di vivere in riva al mare, alla Manica o alla Laguna veneta. 

Emile Bernard

Emile Bernard

Paul Gauguin, ad esempio, giunse nel 1888 a Pont Aven, in Bretagna, che divenne luogo di modernità e di novità anche per altri artisti, in contrasto con gli Impressionisti,

i quali, pur avendo avviato una nuova pittura, non continuarono su quella strada su cui, al contrario, si posero lui, Emile Bernard, Van Gogh e Cezanne.

Van Gogh, invece, terminato il sodalizio con lui, scelse il sud della Francia dove conobbe vari giovani artisti in cerca di semplicità nell’arte e nella vita,

Ora, le cento opere in mostra a Rovigo, famose e non, ricreano l’atmosfera dell’ epoca suggestiva e moderna. Attraverso la semplificazione del colore e delle forme, che assunsero contorni precisi senza chiaroscuro, il

cloisonnisme “, tecnica ideata da Bernard e ripresa da Gauguin, permise di esprimere le loro emozioni e i loro sentimenti mediante stesure compatte e intense di colore, come reazione al naturalismo luministico dell’impressionismo.

Gauguin

Gauguin

Le donne di Bretagna”, “Paesaggio bretone” , Donne di Tahiti di Gauguin, in mostra, e gran parte della pittura dei Nabis, con la trasformazione e la sintesi di un linguaggio pittorico nuovo, influenzarono i Fauves, l’Art Nouveau, l’Espressionismo e l’Astrazione.

I cambiamenti, inoltre, furono recepiti oltre che in l’Europa anche in l’Italia con risultati analoghi da parte di vari artisti italiani che, vivendo a Parigi, assorbirono quella peculiarità linguistica.

In esposizione sono così presenti opere di Gino Rossi, di Arturo Martini e dagli artisti che frequentavano la galleria Ca’ Pesaro. Paesaggi bretoni e vedute di Burano rivelano influenze del sintetismo di Gauguin e certe stilizzazioni liberty, da parte di Gino Rossi con i suoi forti contrasti di colore.

Gauguin e Rossi, diversi, ma anche vicini con una pittura semplice, pura e ingenua, conseguita per strade diverse: il primo con l’esperienza di tahitiani, il secondo col tragico iter in un manicomio di provincia.

 Casorati


Casorati


Conclude l’esposizione l’opera composita degli eredi, anch’essi protagonisti, come Paul Sérusier, Paul Elie Ranson, Maurice Denis e gli svizzeri Cuno Amiet e Felix Vallotton.

Tra gli artisti italiani spiccano: Felice Casorati, Oscar Ghiglia, Cagnaccio di San Pietro, Mario Cavaglieri.

Cagnaccio di San Pietro

Cagnaccio di San Pietro


Nell’idea dell’unità dell’arte applicabile alla decorazione, essi realizzano anche libri illustrati, cataloghi di stampe, paraventi, vetrate, arazzi, carta da parati e ventagli.

La mostra a cura di Giandomenico Romanelli è promossa da

Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo Accademia dei Concordi.

Anna Maria Di Paolo

Rovigo, Palazzo Roverella
fino al 14 gennaio 2017

Info: www.palazzoroverella.com

Ufficio Stampa:
www.studioesseci.net
gestione2@studioesseci.net,
ref. Simone Raddi 

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FERRARA. ORLANDO FURIOSO 500 ANNI. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi

FERRARA. ORLANDO FURIOSO 500 ANNI

Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi

 

Paolo Uccello. San Giorgio e il drago, c. 1458 Parigi, Musée Jacquemart André

Paolo Uccello. San Giorgio e il drago, c. 1458 Parigi, Musée Jacquemart André

La mostra di Ferrara è alla ricerca dei temi salienti dell’ Orlando per rintracciare le fonti iconografiche che ne hanno ispirato la narrazione. Si tratta quindi di un viaggio nell’universo ariostesco, tra immagini di battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e magie. Il 22 aprile 1516, in un’officina tipografica ferrarese, terminava la stampa dell’Orlando furioso, opera simbolo del Rinascimento italiano. Nel quinto centenario la Fondazione Ferrara Arte e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo celebrano il poema con questa esposizione. A guidarla sono i capolavori dei più grandi artisti del periodo, da Paolo Uccello ad Andrea Mantegna, da Leonardo a Raffaello, da Tiziano a Dosso Dossi: creazioni straordinarie che fanno rivivere il fantastico mondo cavalleresco del Furioso e dei suoi paladini, offrendo al contempo un suggestivo spaccato dell’Italia delle corti in cui il libro fu concepito.
Il lungo lavoro, condotto dai curatori della mostra Guido Beltramini e Adolfo Tura, affiancati da Maria Luisa Pacelli e Barbara Guidi, e da un comitato scientifico composto da studiosi di letteratura e da storici dell’arte, è stato sostenuto dai prestiti dei maggiori musei del mondo per un’esposizione irripetibile con dipinti, sculture, arazzi, libri, manoscritti miniati, strumenti musicali, ceramiche invetriate, armi e oggetti rari, tra cui l’olifante dell’XI secolo, che la leggenda vuole sia il corno che Orlando fece risuonare a Roncisvalle, la straordinaria scena di battaglia di Leonardo da Vinci concessa in prestito dalla regina Elisabetta II; la preziosa terracotta invetriata dei Della Robbia raffigurante l’eroico condottiero Scipione dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, il romantico, trasognato Gattamelata di Giorgione dagli Uffizi, celebre comandante di ventura ritratto nella sua luccicante armatura moderna; il raffinato dipinto La liberazione di Andromeda di Piero di Cosimo sempre degli Uffizi, fonte dell’episodio di Ruggiero che salva Angelica dalle spire del drago, l’immaginifica e monumentale visione di Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù di Mantegna del Louvre, che Ariosto vide nel camerino d’Isabella d’Este, le cui figure fantastiche ricompaiono nel corteo di mostruose creature incontrato da Ruggiero nel regno di Alcina.

 

LEONARDO. Battaglia. prestito dalla regina Elisabetta II

LEONARDO. Battaglia. prestito dalla regina Elisabetta II

Ariosto non smise mai di rielaborare il suo poema, che fece stampare a Ferrara con lievi ritocchi nel 1521 e una terza volta, sensibilmente rimaneggiato, nel 1532, pochi mesi prima di morire. Negli anni tra la prima e la terza redazione del Furioso il mondo attorno al suo autore cambia radicalmente, a cominciare dagli sconvolgimenti culminati nella battaglia di Pavia del 1525 che segna la sconfitta di Francesco I e l’inizio dell’egemonia politica e culturale di Carlo V sulle corti padane. Parallelamente nelle arti figurative maturano espressioni nuove, trionfa quella che Vasari chiamerà “maniera moderna”, un linguaggio artistico di respiro non più regionale ma italiano, che ha come campioni Raffaello e Michelangelo.

Attr. Giorgione Guerriero con Scudiero detto il Gattamella INV.1890 N.911

La stessa olimpica sintesi fra tradizioni precedenti e assimilazione della lezione del mondo antico, che in pittura genera le vette del Rinascimento, in letteratura ha un parallelo singolare nella trasformazione linguistica dell’Orlando, che Ariosto porta a compimento nell’edizione del 1532. Grazie ad essa il poema, purificato dalle inflessioni locali, diviene «classico di una classicità nuova», un capolavoro “italiano”, simbolo della letteratura del primo Rinascimento.

Tiziano, Il baccanale degli Andrii, 1523 Madrid, Prado

Tiziano, Il baccanale degli Andrii, 1523 Madrid, Prado

 

La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è visibile fino all’ 8 gennaio 2017. Da non perdere.

 

Anna Maria Di Paolo

ORLANDO FURIOSO 500 ANNI
Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi
Ferrara, Palazzo dei Diamanti

Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
Aperto anche 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio

Aperture serali straordinarie
Fino alle 22.30
dal 29 al 31 ottobre
dall’8 al 10 dicembre
dall’1 all’8 gennaio

Info
www.palazzodiamanti.it

www.studioesseci.net

Per pacchetti e offerte turistiche
www.visitferrara.eu

 

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“Aldo Manuzio. Il Rinascimento di Venezia” fino al 31 Luglio a Venezia

Fino al 31 luglio e’ visitabile a Venezia la mostra “Aldo Manuzio. Il

Rinascimento di Venezia”, dedicata allo stampatore e editore vissuto tra

XV e XVI secolo.

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Presenti, tra altri preziosi materiali, la “Hypnerotomachia Poliphili”, uno dei suoi più celebri libri con

 

originali xilografie e l’Euripide della Morgan Library di Washington, per la prima volta esposto in

 

Europa, raro esemplare di “aldina”, primo libro tascabile.

 

Cento sono le opere prestate da musei italiani e stranieri.

 

La mostra, a cura di Giulio Beltramini, Davide Gasparotto e Giulio Manieri Elia, allestita nelle

 

Gallerie dell’Accademia, sotto la guida di Paola Marini, espone anche opere di Carpaccio,

 

Giorgione,  Lorenzo Lotto e Tiziano.

 

 

L’esposizione e’ dunque un grande affresco della cultura del Rinascimento.

 

Gallerie dell’Accademia, Venezia

 

Fino al 31 giugno

 

www.mostraaldomanuzio.it

 

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Raffaello e Perugino: attorno a due Sposalizi della Vergine Pinacoteca di Brera

Raffaello e Perugino:

attorno a due Sposalizi della Vergine

Pinacoteca di Brera

Raffaello-Sanzio-Lo-Sposalizio-della-Vergine-BRERA

Raffaello-Sanzio-Lo-Sposalizio-della-Vergine-BRERA

Confronto straordinario a Brera tra lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, gioiello della Pinacoteca milanese, e lo Sposalizio della Vergine di Perugino, proveniente dal Musée des Beaux-Arts di Caen.

Il confronto è il primo di una serie che prende avvio nell’ambito del riallestimento delle sale voluto da James Bradburne, direttore del Museo.

Dopo duecento anni dalla requisizione napoleonica, dunque, la pala di Perugino torna in Italia grazie all’ accordo tra il Musée des Beaux-Arts e Brera che, in scambio, ha concesso al museo francese la “Cena in Emmaus” di Caravaggio.

Il Perugino aveva già affrescato la parte mediana della cappella Sistina quando dipinse lo Sposalizio della Vergine e pertanto la sua notorietà di Maestro a capo, inoltre, di un’ autorevole bottega attirò vari artisti tra cui, come ci ha informati Vasari, anche il giovane Raffaello (1483- 1520).

Perugino, tra il 1499 e il 1504, realizzò la pala -sullo schema compositivo dell’ affresco della Sistina della “Consegna delle chiavi” con lo sfondo del grandeTempio di Gerusalemme, ottagonale, a pianta centrale e due archi trionfali ai lati -per la cappella del Santo Anello del Duomo di San Lorenzo a Perugia, su commissione della confraternita di San Giuseppe.

Raffaello, dunque, prese a modello la pala del Maestro e realizzò nel 1504, la sua versione dello Sposalizio della Vergine per la cappella di San Giuseppe della chiesa di San Francesco a Città di Castello.

Perugino Lo sposalizio della Vergine, 1500-1504 Caen, Musée des Beaux-Arts

Perugino
Lo sposalizio della Vergine, 1500-1504
Caen, Musée des Beaux-Arts

tempio, ma lo eseguì a pianta circolare, sullo sfondo, facendolo diventare il centro della prospettiva, nonché il fulcro di tutto lo spazio e realizzò, inoltre, i personaggi a semicerchio armonizzandoli più liberamente nello spazio, nei rimandi di forme concave e convesse della composizione. E’ probabile che Raffaello si sia ispirato a modelli architettonici ideali di perfezione, quali, ad esempio, gli edifici a pianta centrale di Bramante che proprio in quegli anni costruì il Tempietto di San Pietro in Montorio a Roma, e il giovane Artista che aveva a 21 anni, forse volle anche rendere omaggio all’amico conterraneo e maestro Bramante, a cui doveva preziosi insegnamenti.

A Brera, si realizza, per la prima volta, un bel confronto, tra il Maestro e l’ Allievo che era ormai alla conclusione della sua fase giovanile, come è già evidenti nelle differenze profonde delle due opere.

Wicar-Lo-Sposalizio-della-Vergine-PERUGIA

Wicar-Lo-Sposalizio-della-Vergine-PERUGIA

Pittore e ritrattista francese, allievo di David, egli fu incaricato da Napoleone di requisire opere dalle chiese italiane e, in sostituzione dello Sposalizio del Perugino, portato in Francia, eseguì, nel 1825, la sua versione del tema per non lasciare spoglio l’altare del Duomo di Perugia.

Si ha modo di ritenere, in conclusine, che la compresenza delle tre opere sia un’occasione rara e forse irripetibile da non farsi sfuggire.

Correda l’esposizione un catalogo edito da SKIRA.

Anna Maria Di Paolo

Milano, Pinacoteca di Brera. Via Brera, 28;

da Mart. a Dom. ore 8,30- 9.15.

Primo dialogo: Raffaello e Perugino, fino al 27 giugno 2016

www.pinacotecabrera.org

 

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“Tutelare il patrimonio culturale italiano. Strumenti investigativi, presidi penalistici e buone pratiche” Fondazione Enzo Hruby, Milano

          “Tutelare il patrimonio culturale italiano.

Strumenti investigativi, presidi penalistici e buone pratiche”

Fondazione Enzo Hruby, Milano

Andrea-Mantegna-Sacra-Famiglia-con-una-santa

Andrea-Mantegna-Sacra-Famiglia-con-una-santa

In Italia vengono sottratti beni culturali che assommano a 150 milioni di euro all’anno; è un business criminale che si pone, pertanto, al terzo posto in un giro d’affari scellerato dopo quello della droga e del traffico d’armi.

Si tratta quindi di un impoverimento continuo del patrimonio storico e artistico dell’Italia che viene combattuta a livello nazionale e internazionali dalle Forze dell’Ordine impegnate nel recupero di tante nostre ricchezza trafugate.

Basti ricordare per i tanti, il furto, a novembre 2015, di ben 17 capolavori d’arte dal Museo Civico di Castelvecchio di Verona. Sottratti: “La Signora di Licnidi” (ca. 1602) di Rubens, “Sacra Famiglia con una Santa” (ca. 1500) di Andrea Mantegna, “Madonna della guaglia” (ca. 1420) di Pisanello, “Giudizio di Salomone” (ca. 1575) di Tintoretto, e inoltre le opere di: Jacopo Bellini, Giovanni Francesco Caroto e Hans de Jode. Un furto gravissimo avvenuto per insufficiente protezione del Museo e sembra per connivenze di chi avrebbe dovuto proteggerlo.

Stimato il valore di 15 milioni di euro per le diciassette opere scomparse, ma il prezzo d un’opera attribuita a Mantegna, una piccola tempera su tavola “Discesa nel Limbo”, è stato aggiudicato da Sotheby’s nel gennairo del 2003 per 28,6 milioni di dollari!

Maggiore e adeguata protezione è indispensabile, allora, accanto al contributo delle Procure e della Polizia Giudiziaria, strumenti del diritto e della procedura penale, per reprimere ed accertare la criminalità.

È attraverso la cooperazione tra i protagonisti del settore penale e gli esperti del mondo dei beni culturali che è possibile vincere questa battaglia e ricucire una ferita grave, inferta non solo al patrimonio ma all’identità stessa del Paese.

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                                  Pisanello.    Madonna della guaglia 

Prevenire” il compimento di atti criminali e attuare efficaci rimedi una volta che essi sono stati commessi: queste sono le sfide di chi si adopera per preservare i beni culturali. Le moderne tecnologie di sicurezza oggi consentono di proteggere i beni nei luoghi in cui sono conservati, offrire un valido supporto alle indagini degli inquirenti, e prevenire gli eventuali atti criminosi.

La “protezione” rappresenta dunque la prima forma di tutela e il presupposto indispensabile per ogni altra attività legata al patrimonio storico e artistico, dalla conservazione al restauro, fino alla valorizzazione.

A questi temi è dedicato il convegno “Tutelare il patrimonio culturale italiano.

Caroto-Ritratto-di-giovane-con-disegno-infantile

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Strumenti investigativi, presidi penalistici e buone pratiche”, organizzato dalla Fondazione Enzo Hruby – da anni impegnata per sostenere la protezione del patrimonio culturale italiano contro furti, sottrazioni e vandalismi attraverso l’utilizzo delle moderne tecnologie di sicurezza –

 

 

e dal Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Milano. Intervengono come relatori Luca Lupária, docente presso l’Università degli Studi di Milano, Carlo Hruby, Vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby, Antonio Natali,

Tintoretto-Ritratto-di-Marco-Pasqualigo

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già Direttore della Galleria degli Uffizi,

Maurizio Fiorilli, Vice Avvocato dello

Stato emerito, Luigi Luzi, Sostituto

procuratore presso il Tribunale di

Milano, il Cap. Francesco Provenza,

Comandante del Nucleo Carabinieri

Tutela Patrimonio Culturale di Monza,

Fabio Perrone, Perito e CTU presso il

Tribunale di Cremona, e Guido Aguila Grados, Docente presso

Università di Lima (Perù).

Modera l’incontro l’intellettuale Armando Torno.

 

Anna Maria Di Paolo

TUTELARE IL PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO

Strumenti investigativi, presidi penalistici e buone pratiche

Martedì 12 Aprile 2016, ore 14.30
Università degli Studi di Milano – Sala Napoleonica
Palazzo Greppi – Via Sant’Antonio 12, Milano

Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili
Per informazioni: tel. 02.38036625 – info@fondazionehruby.org

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I sette peccati. Madrid

I sette peccati. Madrid

Jheronimus Bosch – Visioni di un genio

Het Noordbrabants Museum,

Den Bosch NL ´s-Hertogenbosch

Trittico-degli-Eremiti.

Trittico-degli-Eremiti.

Jheronimus Bosch – Visioni di un genio, la più grande retrospettiva mai dedicata al pittore olandese in programma all’Het Noordbrabants Museum di Den Bosch, sua città natale, fino all’8 maggio 2016.

Bosch, pittore più all’avanguardia del’500, viene dunque celebrato

in occasione del 500° anniversario della sua morte.

Trittico-degli-Eremiti-dettaglio

Trittico-degli-Eremiti-dettaglio

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia sono l’unico museo italiano tra i prestatori della mostra; e nell’autunno 2016 tre dipinti qui restaurati saranno poi protagonisti di una mostra a Palazzo Ducale.

Le opere “veneziane” di Jheronimus Bosch sono tre:

il Trittico 
di Santa Liberata del 1489 in cui lo scomparto centrale rappresenta la crocifissione della martire Uncumber (nota anche con il nome di Liberata o Wilgefortis). Lo sportello di sinistra raffigura Sant’Antonio abate in meditazione e quello di destra un monaco che guida un soldato;

il Trittico degli Eremiti – 1485 e il 1489 – che raffigura tre celebri santi eremiti: Girolamo nello scomparto centrale, Antonio abate nello sportello di sinistra ed Egidio in quello di destra;

le Visioni dell’Aldilà. I quattro sportelli del polittico rappresentano la punizione e la ricompensa dell’umanità: la caduta dei dannati e l’Inferno in contrapposizione al Paradiso terrestre e all’ascesa dei beati. I retri degli sportelli sono dipinti a imitazione del marmo. L’ascesa delle anime benedette verso la luce attraverso una galleria di forma cilindrica è uno dei brani pittorici più noti realizzati dal grande maestro. Probabilmente quest’opera venne dipinta dopo il 1486.

Trittico-della-Santa-Liberata_Dettaglio-

Trittico-della-Santa-Liberata_Dettaglio-

Jheronimus Bosch – Visioni di un genio

Dove Het Noordbrabants Museum, Den Bosch NL ´s-Hertogenbosch (a un’ora da Amsterdam)

Fino all’8 maggio 2016

http://www.hetnoordbrabantsmuseum.nl/english   https://tickets.hetnoordbrabantsmuseum.nl/en/jheronimus-bosch

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